ciclofficina popolare di pavia per la riparazione delle biciclette, la diffusione di conoscenze meccaniche di base, la promozione della mobilita ciclistica
15 settembre 2012
inaugurazione spazio Q
I Ciclopi hanno partecipato, con una ciclofficina mobile, all'inaugurazione dello Spazio Q, un centro servizi creato dalla collaborazione tra varie
realtà presenti sul territorio come Auser, Ci Siamo Anche Noi Onlus,
Babele e S.C.S. Marta. Il nuovo centro si trova in piazzale Torino 40 ( zona Vallone ) dove saranno attivi uno sportello per gli anziani e uno per i
migranti, troveranno spazio laboratori e iniziative per i più piccoli,
attività d’animazione oltre che corsi d’italiano per stranieri. in bocca al lupo
6 settembre 2012
Ritorna la ciclofficina di strada
A partire dal 6 settembre, ogni giovedì del mese e forse oltre, saremo in piazza Leonardo da Vinci dalle 16.00 fino al tramonto, con il nostro carretto colmo di attrezzi e ciarpame. Chi avesse necessità di pezzi di ricambio o riparazioni particolari (oltre all'ordinaria amministrazione di gomme buche e freni rotti) ci scriva su fb o per mail il martedì o il mercoledì.
3 settembre 2012
#30eLode
Secondo i dati INAIL, ogni giorno 57 pedoni sono coinvolti in incidenti stradali 2 dei quali perdono la vita; di questi il 35% viene investito sulle strisce pedonali. In totale fanno 730 pedoni morti all’anno.
Un pedone può essere ucciso dall’imprudenza, dalla disattenzione, dalla non curanza, in ogni caso dall’eccessiva velocità . Per rendersene conto basta pensare che investire una persona a 50, a 75 o a 100 km/h equivale a spingerla giù dal balcone del terzo, del settimo o del tredicesimo piano di un palazzo. Le possibilità di sopravvivenza ad un impatto di questo tipo non serve neppure calcolarle.
7.625 pedoni e 2.665 ciclisti uccisi in 10 anni sulle strade italiane sono un tributo troppo alto da pagare per l’ebbrezza della velocità ed è per questo che chiediamo che venga immediatamente introdotto il limite di velocità massimo di 30 KM/H in tutte le aree residenziali d’Italia, con eccezione delle arterie a scorrimento veloce.
Si stima che ridurre di un solo chilometro orario la velocità media nel nostro Paese farebbe diminuire la mortalità stradale del quattro per cento. Ridurre la velocità media di 20 km/h significa dimezzare i decessi sulla strada.
In cambio dovremo rinunciare alle brusche accelerazioni in città e a circa il 3% del nostro tempo di percorrenza.
Chiediamo solo di poter attraversare la strada ed essere sicuri di arrivare sani e salvi dall’altra parte. Non chiediamo troppo, vero?
Puoi supportare questa petizione anche via twitter usando l'hashtag #30elode
Per maggiori informazioni sulle ragioni tecniche alla base di questa petizione, puoi scaricare un breve sunto della letteratura scientifica disponibile e di alcune esperienze di riferimento.
20 luglio 2012
Video di repubblica sulla situazione dei ciclisti a pavia
Il video di repubblica sullo stato delle ciclabile e su #salvaiciclisti pavia, al minuto 1.09 compare la mitica targhetta 'no oil' dei Ciclopi.
Bello che ci sia interesse e visibilità ma un paio di punti non ci piacciono: il tema del bike sharing come risposta alle esigenze dei ciclisti sembra una fandonia perchè il rapporto tra costo e risultati sembra per ora pessimo, poche postazioni tanti soldi spesa e poi non sembra che ci siano tutte queste aggressioni sulle ciclabili, il pericolo è lo stato pietoso dell'asfalto!
1 luglio 2012
Mappa di #salvaiciclisti pavia
cominciamo a raccogliere segnalazioni in una mappa
Priorità di interventi per favorire la mobilità delle biciclette, segalazioni di buche interruzioni e disagi che vivono i ciclisti di pavia
Visualizza #Salvaiciclisti Pavia in una mappa di dimensioni maggiori
Priorità di interventi per favorire la mobilità delle biciclette, segalazioni di buche interruzioni e disagi che vivono i ciclisti di pavia
Visualizza #Salvaiciclisti Pavia in una mappa di dimensioni maggiori
14 giugno 2012
comunicato 3° critical mass digitale
Egregio
Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana,
Prof. Mario Monti,
Abbiamo
molto apprezzato la nota con cui Lei il 14 maggio scorso ha dato
sostegno alle istanze della campagna #salvaiciclisti sottolineando i
vantaggi economici derivanti dall’uso della bicicletta in ambito
urbano e definendo la bicicletta come “mezzo
di trasporto
“intelligente”, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale,
sia a livello economico, dato che riduce sensibilmente i costi legati
alla mobilità urbana, sia, aspetto non meno rilevante, per la salute
degli individui.”
Infatti, in questo periodo di crisi economica, per ridurre i costi derivanti dalla mobilità, molte persone fanno sempre più ricorso all’uso della bici, anche per andare al lavoro.
Infatti, in questo periodo di crisi economica, per ridurre i costi derivanti dalla mobilità, molte persone fanno sempre più ricorso all’uso della bici, anche per andare al lavoro.
Purtroppo
nel nostro Paese coloro che decidono di utilizzare la bici per
recarsi al lavoro, si trovano a confrontarsi con una legislazione
che, non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza
questo mezzo di trasporto. In Italia, in caso di sinistro durante il
percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’INAIL riconosce al
lavoratore lo status di “infortunio in itinere” “purché
avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in caso contrario,
quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà
verificare se l`utilizzo era davvero necessario” [nota
INAIL].
Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso, in Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo e senza tutele.
Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso, in Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo e senza tutele.
Allo
scopo di mettere fine a questo anacronismo è in corso una campagna
promossa dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) che
chiede la modifica dell’art. 12 del D.Lgs. 38/2000 e di aggiungere
al testo attuale la frase: “L’uso
della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso
di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico”,
esattamente
come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi.
La
proposta della FIAB ha già raccolto oltre diecimila firme e ricevuto
parere favorevole da parte di ben tre Regioni, tre Province e sedici
Comuni tra cui Milano, Bologna e Venezia che ravvisano grande
imbarazzo nel chiedere ai concittadini e ai propri dipendenti di
usare la bicicletta senza poter garantire nel contempo adeguate
tutele.
Con
la presente chiediamo a Lei, al Ministro del Lavoro e delle Politiche
Sociali e ai Presidenti di Camera e Senato di voler intervenire al
più presto per porre fine a questa discriminazione che non ha eguali
in Europa e di accogliere questa proposta di modifica legislativa.
Per
ulteriori informazioni sul tema dell’infortunio in itinere per il
pendolare in bicicletta, Le segnaliamo il sito internet
www.bici-initinere.info
che è stato predisposto allo scopo di diffondere consapevolezza
rispetto a questa campagna.
Confidando
in una sua pronta risposta e auspicandoci condivisione nel merito,
cogliamo
l’occasione per salutarla cordialmente
--------------------------
Se
anche tu ritieni che chi si reca al lavoro in bicicletta non debba
essere vittima di discriminazioni invia questa lettera direttamente
al Presidente del Consiglio, al Ministro competente e ai Presidenti
di Camera e Senato: e.olivi@governo.it;
gabinettoministro@mailcert.lavoro.gov.it;
fini_g@camera.it;
schifani_r@posta.senato.it.
Inoltre
puoi contribuire alla diffusione di questa iniziativa attraverso il
tuo blog, il tuo sito internet oppure attraverso il tuo account di
Facebook o di Twitter.
11 giugno 2012
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